L’Isola Di Gomma

Claudia Durastanti

 

La storia di una bambola e di una bambina nata durante un tifone. Le avventure di un’artista e di un padre traditore, di una madre che straparla e di un’isola tropicale che improvvisamente scompare.

Il primo ad andarsene fu mio padre. Era un uomo taciturno, nato e cresciuto a Nanchino, e non ricordo più che faccia avesse.
Era impossibile che un uomo così ordinario e mite fosse riuscito a conquistare l’affetto di mia madre, l’americana, che straparlava e mi costringeva a chiudermi nella mia stanza pur di non sentirla.

 

 

Si erano conosciuti quando lei si era trasferita in Cina per uno scambio universitario. Un giorno le si era rotto il tacco della scarpa appena uscita da lezione, lui l’aveva rincorsa e si era offerto di sistemargliela con una gomma da masticare. Lei aveva traballato tutta la strada del ritorno, appesa al braccio di uno sconosciuto. «Questo era prima che le proibissero», precisa mia madre. Io dovevo ancora nascere quando il governo cinese decise di vietare il consumo di gomme da masticare in pubblico, e poi ne mise al bando la vendita e la circolazione. Inquinavano troppo. Quel divieto fu in parte colpa di mio padre. Era un chimico specializzato nella qualità dell’aria, e lavorava per la commissione che avrebbe disegnato il nuovo piano ambientale del governo. Fu un grande momento
di passaggio nella storia nazionale, vennero delegati da tutto il mondo a celebrare la rivoluzione verde. Stando a famose indiscrezioni, il Ministro dell’Ecologia disse a un delegato francese: «Voi volete dare ai vostri cittadini la libertà, noi vogliamo dargli l’aria pulita».

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Martina De Santis legge Claudia Durastanti.


 


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